Matteo Berrettini: a Gstaad sboccia il nuovo talento del tennis italiano

Matteo Berrettini: a Gstaad sboccia il nuovo talento del tennis italiano

 

Non sembra conoscere battute d’arresto il rinascimento del tennis italiano. Dopo le recenti vittorie di Fognini e Cecchinato a Bastad e Umago è arrivato il tris nel torneo ATP 250 di Gstaad. Il merito per la storica tripletta va a Matteo Berrettini, il nome nuovo del movimento azzurro. Ripercorriamo le principali tappe del suo magico 2018 e proviamo ad analizzare le prospettive per un futuro che si preannuncia di altissimo livello.

Il 2018 di Matteo Berrettini

Matteo Berrettini, classe 1996, ha chiuso il 2017 alla posizione numero 135 del ranking mondiale. Oggi è al numero 54. In soli sette mesi di stagione il ragazzo allenato da Vincenzo Santopadre è passato dall’essere il miglior Next Gen azzurro all’incarnare il giocatore tutto servizio e dritto che il tennis italiano non aveva mai avuto.

Il primo segnale stagionale è arrivato a gennaio. Dopo anni di buoni risultati nel circuito Futures e poi Challenger, Berrettini vince il suo primo match ATP nel torneo di Doha. È la vittoria che farà da apripista alla prima presenza nel tabellone principale di uno Slam, l’Australian Open. E siamo già nella top 100 dopo un solo mese di partite.

Dopo aver vinto a marzo il suo primo Challenger a Irving, a maggio arriva la svolta vera e propria. Berrettini conquista in rapida successione: la prima vittoria in un Masters 1000 a Roma, il primo successo in una partita dello Slam sulla terra rossa di Parigi e il terzo turno nello stesso Roland Garros.

La conquista del primo torneo ATP

Il tennista romano è ormai in ascesa, ha trovato equilibrio nel suo gioco ed è pronto per giocarsela con i migliori. La conferma è arrivata domenica 29 luglio 2018: dopo un torneo in cui non ha lasciato né un set né un break agli avversari, Berrettini ha conquistato la prima vittoria ATP a Gstaad.

Era dal 1992 (Pescosolido a Scottsdale) che un tennista italiano così giovane non vinceva un torneo ATP. A 22 anni e 3 mesi Matteo è il sesto italiano più precoce ad aver alzato un trofeo del circuito principale. Ma aldilà dei record e delle statistiche, quello che stupisce è il modo in cui Berrettini ha dominato Gstaad battendo in finale il numero 17 del mondo Roberto Bautista Agut: senza concedere nemmeno un break e tenendo in controllo tutto il match come i veterani più affermati.

Berrettini non ha mai perso il servizio in tutto il torneo, ha annullato 9 palle break in 49 game e ha realizzato ben 54 ace, di cui 17 in finale. Incredibile anche la percentuale della prima con cui l’azzurro ha conquistato l’85% dei punti.

Berrettini: un italiano atipico in attesa del cemento americano

Numeri che dimostrano l’atipicità del romano rispetto agli standard dei giocatori italiani, tutti corsa, rovescio e variazioni nei colpi. Berrettini ha invece dalla sua un fisico imponente (193 centimetri) e un servizio potente e preciso che, unito al temibilissimo dritto, ne fanno il prototipo del giocatore moderno.

Due gli aspetti da migliorare per salire ulteriormente nel ranking: il rovescio, ancora troppo ondivago seppur migliorato grazie alle indicazioni di Santopadre, e il gioco a rete, un territorio ancora parzialmente da esplorare ma che potrebbe diventare un’arma importante viste le prestazioni al servizio. La sensibilità nella mano non manca: per fugare ogni dubbio basta rivedere la smorzata sul matchpoint contro Zopp a Gstaad.

Ma quello che stupisce di più di Berrettini è la tranquillità con cui affronta anche i momenti più difficili. Palle break annullate con smorzate o servizi vincenti, i punti più importanti vinti tenendo in mano il pallino del gioco. Ed è proprio la solidità mentale, inusuale per un ventiduenne, che fa ben sperare per il prossimo futuro.

E il prossimo futuro si chiama cemento americano. Toronto, Cincinnati, Salem saranno l’antipasto prima dell’appuntamento più importante del finale di stagione, l’US Open in programma dal 27 agosto al 9 settembre sui campi di New York. Berrettini ha tutto per far bene su superfici più veloci come quelle statunitensi e la speranza di tutto il tennis italiano è che riesca a mettere a frutto quelle doti che l’hanno portato a conquistare un titolo sulla terra rossa, all’apparenza un terreno più ostico per lui.

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