Giocatori italiani NBA: dove giocano, chi sono, primo italiano in NBA

NBA basketball stadium

Gli italiani in NBA: una lunga storia di amore sportivo

Gli sportivi italiani che hanno fatto fortuna all’estero sono moltissimi nel calcio. Un po’ meno nel basket dove non è così semplice riuscire ad avere successo in altri Paesi con tradizioni più importanti e prestigiose di quella azzurra e specialmente negli Stati Uniti, dove la pallacanestro è una religione e a ogni angolo di strada si nasconde un potenziale talento. Eppure qualcuno ce l’ha fatta, soprattutto in epoca recente: c’è chi ha addirittura vinto il titolo NBA, chi si è fregiato del primato di primo europeo mai scelto a un draft e chi è considerato una vera e propria stella. Oggi parleremo proprio degli italiani che hanno fatto strada nella Lega più competitiva del mondo, dei pionieri del salto Italia – Usa, di chi non ce l’ha fatta e di chi è destinato ad arrivare dalla porta principale: questa è la storia degli “Italians” in NBA.

I giocatori italiani nella NBA attuale

Nella stagione NBA 2019/2020 che inizierà ufficialmente il 22 ottobre 2019, saranno tre gli italiani ai nastri di partenza con ottime prospettive di far bene: Marco Belinelli, Danilo Gallinari e Nicolò Melli, acquistato nel mercato estivo dai New Orleans Pelicans. Ma la “Italian connection” è destinata a non esaurirsi con il prossimo campionato. Tra i migliori prospetti per il 2020 ci sono altri due azzurri: Nico Mannion e Davide Moretti, attualmente impegnati nella Division 1 della NCAA. Il primo sarà la stella degli Arizona Wildcats e punterà a confermare le previsioni che lo vedono tra i primi dieci scelti al prossimo draft. Il secondo, titolare di quella Texas Tech che lo scorso anno ha sfiorato il titolo, giocherà con l’obiettivo di convincere una franchigia NBA a spendere una delle chiamate al primo giro per lui.

Dove giocano gli italiani in NBA?

Attualmente la pattuglia azzurra in NBA è composta da tre giocatori:

  • Marco Belinelli – Sant Antonio Spurs
  • Danilo Gallinari – Oklahoma City Thunders
  • Nicolò Melli – New Orleans Pelicans

Belinelli e la NBA: l’uomo dell’Anello

A livello di risultati individuali e di squadra l’italiano che ha scritto le pagine più importanti in NBA è sicuramente Marco Belinelli. Nato nel 1986 a San Giovanni in Persiceto (Bo) il “Beli” ha toccato l’apice della carriera nel 2014. Durante l’All Star Game di New Orleans vinse la gara del tiro da tre punti. Pochi mesi dopo si laureò con i suoi San Antonio Spurs Campione NBA battendo i Miami Heat di LeBron James e giocando da protagonista. L’apice di un’avventura iniziata nel 2007, anno in cui i Golden State Warriors lo scelsero con la chiamata numero 18.

Oggi è tornato a San Antonio dopo un lungo girovagare che in 12 anni di carriera l’ha portato a vestire anche le maglie di Toronto, New Orleans, Chicago, Sacramento, Charlotte, Atlanta e Philadelphia. Le sue statistiche parlano di: 803 partite in regular season a 23,2 minuti, 10 punti e il 37,6% al tiro da tre; 65 gare ai playoff a 21,1 minuti, 8,5 punti e il 37,5% da tre. Obiettivo dichiarato per la prossima stagione quello di raggiungere con gli Spurs il record di 23 qualificazioni consecutive ai playoff.

Gallinari e la NBA: la stella

Il giocatore italiano con il maggior talento puro ad essere sbarcato in NBA è invece Danilo Gallinari. Classe 1988, il figlio del celebre Vittorio venne scelto con la sesta chiamata assoluta dai New York Knicks nel draft del 2008. Dopo una prima stagione costellata dagli infortuni, riuscì a conquistare anche il difficilissimo pubblico del Madison Square Garden, stupito dalla capacità dell’azzurro di saper far tutto su un campo di basket.

Dopo tre anni nella Grande Mela, Gallinari venne ceduto ai Denver Nuggets dove rimase per sei stagioni dimostrandosi grande realizzatore e interprete perfetto del ruolo di secondo attaccante più pericoloso di squadra. Nel 2017 il passaggio ai Clippers e il raggiungimento dei playoff 2019. Nell’ultima estate la cessione agli Oklahoma City Thunders nell’affare che ha portato Paul George a Los Angeles. Il suo score in Nba parla di 549 gare di regular season a 31,1 minuti, 15,9 punti e 4,9 rimbalzi di media; 18 partite di playoff a 31,7 minuti, 15,2 punti e 5 rimbalzi di media.

Nicolò Melli: il nuovo arrivato

La notizia è arrivata inattesa nell’estate 2019: Nicolò Melli ha accettato l’offerta di un contratto biennale a 8 milioni di dollari dei New Orleans Pelicans e volerà in Nba per giocare la sua prima stagione nel campionato più importante al mondo. A New Orleans troverà una situazione estremamente interessante: la squadra è tra le più intriganti della Lega grazie alla presenza della prima scelta assoluta dell’ultimo draft, Zion Williamson e di Lonzo Ball, Brandon Ingram e Josh Hart, giovani arrivati nello scambio che ha portato Anthony Davis ai Lakers.

Datome e la NBA: toccata e fuga

L’ultimo italiano ad arrivare in NBA prima di Nicolò Melli fu il suo ex compagno al Fenerbahçe Luigi Datome. Nel 2013 il capitano della nazionale italiana firmò un contratto con i Detroit Pistons e scese in campo pochissime volte prima di essere ceduto nel febbraio 2015 ai Boston Celtics. Con la storica franchigia le cose andarono meglio e il sardo fece vedere sprazzi del suo talento offensivo nell’ultimo mese di regular season e nei playoff. L’avventura americana, però, si chiuse con quell’apparizione nella post-season. Nel luglio 2015 il ritorno in Europa con la maglia del Fenerbahçe e campionati ed Eurolega vinti da protagonista assoluto. In Nba ha giocato 55 partite di regular season a 8,1 minuti e 3,4 punti; 3 gare ai playoff a 4,7 minuti e 1,3 punti di media.

Italiani in NBA: Rusconi ed Esposito gli apripista

Prima del 2006, anno dell’arrivo di Bargnani in USA c’erano stati due giocatori italiani ad aver calcato un parquet NBA: Stefano Rusconi e Vincenzo Esposito. Il primo venne scelto dai Cleveland Cavaliers nel draft del 1990 e subito ceduto ai Phoenix Suns. Prima di tentare lo sbarco in America, però, fece in tempo a vincere uno scudetto nel 1992, 3 Coppe Italia e 1 Coppa delle Coppe, diventando MVP della lega 1995 con la maglia della Benetton Treviso. L’anno dopo giocò soltanto sette partite con la franchigia dell’Arizona prima di tornare in Italia all’Adecco Milano.

Andò meglio a Vincenzo Esposito, “El Diablo” casertano. Formatosi con la squadra della sua città, con cui vinse a sorpresa la Coppa Italia del 1988 e lo scudetto del 1991, Esposito firmò per i Toronto Raptors nel 1995. Con la neo-nata squadra canadese scese in campo per 30 volte, diventò il primo azzurro a segnare un canestro in NBA e realizzò il suo career-high di punti fu 18 contro i New York Knicks. Nel 1996 tornò in Italia e dopo una breve parentesi con Pesaro continuò a dominare con la maglia dell’Olimpia Pistoia, vincendo due premi di MVP del campionato e tre volte la classifica marcatori della Serie A.

Bargnani e la NBA: dalla prima chiamata assoluta al ritiro

Andrea Bargnani rappresenta il più grande rimpianto del basket italiano. Scelto con la numero uno assoluta nel draft 2006 dai Toronto Raptors (primo europeo nella storia della NBA), il Mago giocò una incoraggiante stagione da rookie e un deludente secondo prima di esplodere nelle quattro annate successive, chiuse rispettivamente a 15.4, 17.2, 21.5 e 19.5 punti di media. Da lì iniziò un lento declino fatto di infortuni e scelte sbagliate che, unite a un carattere forse troppo poco competitivo, lo portarono a vestire con scarsi risultati le magli di New York Knicks e Brooklyn Nets. Le sue statistiche finali in Nba parlano di 550 gare di stagione regolare a 14,3 punti e 4,6 rimbalzi di media; 11 partite nei playoff a 8,9 punti e 2,8 rimbalzi di media.

I prossimi italiani in Nba? Fari puntati su Moretti e Mannion

Il rapporto tra cestisti italiani e basket americano è destinato a non finire con l’arrivo di Melli a New Orleans. Anzi. Ci sono buone probabilità che nella stagione 2020/2021 il numero di azzurri in NBA possa salire a 5, un nuovo record. Gli indiziati a proseguire la tradizione sono Nico Mannion e Davide Moretti. Per il primo, fresco di premio come miglior giocatore di high school dello stato dell’Arizona, si parla di una chiamata tra i primi dieci del draft dopo una sola stagione ad Arizona University. Per il secondo la NBA è tutta da conquistare. Ma se i progressi messi in mostra con la maglia di Texas Tech nelle prime due stagioni in NCAA proseguiranno ci sarà posto anche per lui nella Lega.


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